

La Mitra di San Gennaro

La Mitra di San Gennaro
1. la mitra di san gennaro
La Mitra del tesoro di San Gennaro
Davanti a voi appare la mitra che la deputazione fece realizzare dall’orafo Napoletano Matteo Treglia per ornare il busto del Santo patrono durante la processione di maggio.
Matteo discendeva da una grande tradizione di arte orafa, quella della famiglia triglia.
Il padre Aniello era console del borgoreci.
E la sua bottega era una vera e propria scuola in cui Matteo e i fratelli Crebbero e si formarono.
La Deputazione aveva grande stima di Aniello Treglia e dopo la sua morte dette fiducia anche a Matteo, che fin da bambino aveva manifestato una grande maestria orafa, per questo nel 1710 gli affidò il compito di sistemare il cannoletto che regge le ampolle del sangue di San Gennaro.
I deputati rimasero così colpiti che due anni dopo gli commissionarono la realizzazione della mitra.
Per eseguire l’opera, la Deputazione mise a disposizione numerose pietre e oggetti preziosi, ma l’orafo decise di montare sulla mitra solo diamanti, Rubini e smeraldi, seguendo la simbologia religiosa legata alle pietre, la fede inattaccabile dei diamanti, la carità dei Rubini e la speranza degli smeranti.
Mitra è in argento dorato e per il suo complesso disegno Treglia si ispirò ai ricami su tessuto tipici delle mitre indossate dai vescovi.
In totale vi incastonò 3326 diamanti, 198 smeraldi e 168 Rubini, per un peso complessivo di 18 chilogrammi.
Osservate nella parte anteriore due gemme rare, un grande rubino di ceylon denominato lava del Vesuvio e il diamante a goccia, la pietra più costosa della composizione perché presenta il taglio brillante a 58 sfaccettature molto innovativo per l’epoca.
Gli smeraldi più grandi, invece, provengono dalla Colombia e portano il nome dei membri della Deputazione che commissionarono la mitra.
Sul retro l’opera è completata da due infune, i due nastri pendenti tempestati di gemme, sul cui rovescio sono incise le immagini delle ampolle di San Gennaro, i nomi dei committenti della Deputazione e la dicitura Mattheus Treglia fieri kuravit, cioè Matteo Treglia, curò l’esecuzione perché la mitra fu opera di decine di maestri da lui coordinati.
L’opera è rimasta nei secoli un capolavoro assoluto di oreficeria, tanto che nei 300 anni dopo la sua esecuzione, al maestro orafo è stata dedicata una targa commemorativa nella piazzetta di borgo orefici che così recita.
In questo borgo operava il magnifico Matteo Treglia, artefice di opere mirabili di arte orafa che sapeva coniugare inventiva, destrezza, tecnica e Sapienza artigiana.

